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il cinema di caino
"Jonathan degli orsi" (1993)

di Enzo G. Castellari

di Gordiano Lupi

Jonathan degli orsi (1993) di Enzo G. Castellari Enzo G. Castellari forse il pi americano dei registi italiani, votato da sempre al cinema d'azione, sia western che poliziesco, con sconfinamenti nel bellico (Quel maledetto treno blindato). Amato da Tarantino, che lo cita a pi riprese, soprattutto in Bastardi senza gloria, e lo considera un maestro. Jonathan degli orsi un ottimo western crepuscolare, girato tra le montagne e le steppe russe di Alabino (Mosca), che ricorda i fasti di Keoma, ma anche il nordamericano Balla coi lupi, giocando molto con il meccanismo del flashback che alterna ricordi del passato a tempo presente.

Jonathan un mezzo sangue indiano, cresciuto tra gli orsi e i Dakota, dopo che alcuni banditi gli hanno barbaramente ucciso i genitori. Il regista racconta l'infanzia del bambino ricorrendo a un meccanismo narrativo caro a Ingmar Bergman, realizzando una sorta de Il posto delle fragole in salsa western, con il protagonista invecchiato che torna sui luoghi del passato e li osserva da spettatore esterno, rimembrando eventi luttuosi e momenti felici. Jonathan vive per la vendetta, ma un uomo giusto, consapevole che la pace tra bianchi e indiani sia un sogno impossibile, ma pensa che vada ricercata. Il film un apologo antirazzista, dalla parte degli indiani e dei neri, mai sdolcinato e romantico, ma spesso crudo e senza speranza (si veda la sequenza della morte dei genitori, ma anche l'uccisione di un bambino indiano). Le sequenze iniziali composte da ricordi sono fotografate in un bianco e nero anticato, color seppia, per poi tornare al colore quando il bambino seppellisce i genitori al tramonto. Musica country e fotografia poetica sono due valori aggiunti di un film che presenta un montaggio un po' troppo compassato, ma che conferisce un maggior realismo di fondo. Paesaggi russi che si prestano bene, tra corsi d'acqua e steppa, a incarnare l'essenza del vecchio west polveroso e fangoso, lontano mille miglia dal cinema nordamericano e in perfetta sintonia con l'opera di Sergio Leone. Ottimi gli attori. Franco Nero fantastico: sguardo glaciale, occhi azzurri, vestito come ai tempi di Keoma (pure l avevamo un ritorno alle origini e una vendetta), sembra che per lui il tempo non sia passato. Il ruolo da protagonista gli calza a pennello, anche se non tutta la critica concorde. I cattivi sono straordinari, soprattutto John Saxon, perfido petroliere che vorrebbe sterminare gli indiani ma viene sconfitto da Jonathan, e anche David Hesse, pure se sottoutilizzato.

Scenografia curata, dal villaggio indiano ricostruito alla perfezione, a usanze e riti descritti con dovizia di particolari, per finire con il paesino western dotato di immancabile saloon e strade fangose (stile Django). Non per niente il film dedicato a Bruno Corbucci. Il tono della narrazione poetico e altisonante, da melodramma, spesso sembra citare la tragedia greca e persino la passione di Cristo, quando Jonathan viene legato a una croce. Western ecologico, a tratti, soffuso di amore per gli animali, ma anche cinema colto e opera d'autore, cosparsa di tanti rimandi psicologici di vago sapore proustiano. Jonathan degli orsi anche western per ragazzi, ma intelligenti, perch il protagonista bambino facilita l'immedesimazione; al tempo stesso cinema della vendetta, una sorta di rape & ravenge in salsa western. Non pu mancare l'amore per la ragazza indiana, un rapporto fatto di sguardi e carezze, privo di parole, che rappresenta un momento di crescita per Jonathan. Un film ricco di scene d'azione, momenti acrobatici ben realizzati e un insolito duello tra buono e cattivo in un luogo chiuso, caratteristica western di Castellari. Buon uso del rallenti (altro tratto d'autore) e della soggettiva, mentre di tanto in tanto fa capolino uno zoom anni Settanta. Un western fuori tempo massimo ma non per questo meno interessante, ben girato, scritto e sceneggiato da Castellari, su un soggetto originale di Lorenzo De Luca, un esperto di cinema che infonde nella storia tutto il suo amore per il genere.
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articolo pubblicato il: 28/05/2014

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