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tentativi di protezione dei risparmi
di Vittorio Sordini

Prossimamente verrà modificata la percentuale di imposta da applicare ad alcune rendite di natura finanziaria. La prima domanda che viene in mente è la seguente: “come si potrebbe fare per evitare che i guadagni conseguiti fino al momento dell’aumento dell’imposta vengano tassati con la nuova aliquota, aumentata rispetto a quella oggi esistente. In precedenti occasioni è stata offerta la possibilità di pagare l’imposta calcolata con l’aliquota esistente sui guadagni conseguiti prima del giorno fissato per l’aumento, in modo tale che dal primo giorno della nuova imposta il singolo strumento finanziario o tutto il portafoglio possano ripartire esattamente come se fossero, ai fini fiscali, appena costituiti.

Questa operazione ha lo stesso effetto, da un punto di vista fiscale, della operazione di vendita e riacquisto del medesimo strumento finanziario o medesimo portafoglio; naturalmente eliminando i costi e le problematiche connesse alla tempistica (ordini di vendita-ricezione degli ordini dal mercato-ripristino della disponibilità necessaria ad impartire l’ordine di riacquisto): in tutto diversi giorni lavorativi come si usa in gergo bancario.

Qualora si dovesse optare per l’operazione di vendita e riacquisto, oltre ai costi e le tempistiche, la differenza che produrrà sicuramente effetti sarà la scelta del giorno in cui si decide di fare l’operazione di vendita e quella di riacquisto. Appare ovvio che il prezzo di vendita e di riacquisto varia giorno per giorno con tutte le problematiche legate alle oscillazione dei prezzi. Si potrebbero incontrare situazioni favorevoli, ma si potrebbero perdere delle opportunità.

Un altro comportamento possibile è quello di disinteressarsi completamente, perché si potrebbe concretizzare la situazione in cui un fondo dopo l’affrancamento subisca una flessione, e si potrebbe corre il rischio di rivenderlo con un guadagno inferiore rispetto a quello per il quale è stata pagata l’imposta calcolata con la vecchia aliquota.

Naturalmente non è possibile generalizzare, ma è necessario esaminare la situazione caso per caso ed è vivamente consigliato l’aiuto di persone esperte ed adeguatamente informate sulla situazione dell’investitore e sul portafoglio. Il comportamento che dovrebbe contenere il minor numero di rischi per l’investitore è “ l’affrancamento” (l’opzione che fu offerta in altre analoghe occasioni dallo Stato, cioè pagare subito l’imposta e ripartire con un nuovo prezzo di carico dal punto di vista fiscale); questo è consigliabile specialmente in un’ottica di lungo periodo. Attualmente esiste un nuovo e sicuramente più moderno tipo di rapporto tra cliente e banca: questo strumento è, da molti, chiamato con la traduzione in inglese del termine “consulenza”, cioè ADVICE.

In questo caso (rapporti gestiti sotto contratto di consulenza), qualora fosse necessario, è consigliabile procedere a corposi ribilanciamenti prima del cambio dell’aliquota fiscale. L’operazione di ribilanciamento di un portafoglio è eseguita ogni qual volta è necessario un adeguamento dello stesso per ricreare la situazione e le condizioni in base alle quali è stato stilato il contratto di consulenza. In questo caso l’aspetto fiscale è importante ma il buon esito del rapporto di consulenza è imprescindibile dal ferreo controllo dei parametri fondanti il “contratto”: adeguatezza, efficienza, qualità, coerenza.

articolo pubblicato il: 25/05/2014 ultima modifica: 10/06/2014

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