torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

opinioni e commenti
determinazione del benchmark
di Vittorio Sordini

Dall’inizio del terzo millennio i mercati finanziari hanno riservato agli investitori cocenti delusioni, ma anche grandi opportunità: si potrebbe effettuare una rilevazione ed una annotazione giornaliera del valore della quota di un qualsiasi fondo comune di investimento del comparto azionario con orientamento al mercato mondiale. Ci sono “fonti”, Morningstar, ad esempio, che consentono la fruizione di dati per analisi approfondite anche al grande pubblico: la “rete” è un valido supporto per accedere a queste informazioni.

E’ vero che osservando il mercato mondiale, si pone l’attenzione sulla somma dei vari mercati “regionali”. Così facendo si osserva un dato assoluto, ma, questo, in realtà rappresenta una media di valori. Come si può intuire facilmente la diversificazione permette di operare su valori medi e se da un lato riduce il rischio, dall’altro non permette di cogliere opportunità.

Per quanto riguarda i risultati in termini economici degli investimenti, i fattori che concorrono alla loro determinazione sono molteplici. Non tenere conto della volatilità dei mercati rapportata all’orizzonte temporale a disposizione dell’investitore può risultare fatale. La volatilità dei mercati è una grandezza dalla quale si può e si deve estrarre valore. Discutere del rischio dei mercati finanziari in modo generalizzato da parte di un esperto o sedicente tale è un “peccato mortale”. Troppo spesso si generalizza e si banalizzano concetti con la diretta conseguenza che si rallenta il necessario processo di emancipazione dei risparmiatori. Un risparmiatore adeguatamente informato e seguito da un consulente di talento con facilità e soddisfazione si emancipa e da risparmiatore diventa investitore.

Quando si sente un esperto di mercati finanziari consigliare di investire su un fondo comune di investimento prevalentemente ETF o ETC che replica pedissequamente un qualsiasi indice di borsa o l’andamento del prezzo di un determinato bene, si dovrebbe rabbrividire. Prima di tutto per le motivazioni che vengono addotte: un elemento sul quale viene posto l’accento è quello dei costi ridotti all’osso per gli ETF e ETC. Ci mancherebbe altro che i costi non fossero più contenuti rispetto ad una qualsiasi altra attività di investimento e/o di consulenza. Quando si riproduce pedissequamente un indice non si effettua alcuna attività di studio, ma ci si attiene scrupolosamente alla costruzione del portafoglio rispettando il peso di ogni componente così come previsto dall’indice che si intende riproporre.

Non necessita una laurea in economia per capire che quando si rappresenta un indice, prendiamo ad esempio il più conosciuto, il più pubblicizzato degli indici, il DJ: all’interno di questo indice ci sono titoli che vanno benissimo ed altri che vanno malissimo; basterebbe ridurre la base di investimento scartando soltanto qualcuno di quelli che vanno malissimo, e battere l’indice sarebbe un gioco da ragazzi.

Si può quindi affermare che affidarsi ad un fondo comune che segue un indice è una scelta che ci porta ad immolare buona parte del risultato sull’altare di una diversificazione imposta da altri, cioè da chi ha costruito e mette a disposizione del mercato l’indice, non per orientare investimenti, ma principalmente per creare unità di misura della volatilità dei mercati. Si può affermare che utilizzare per investire uno strumento che è stato creato per uno scopo ben diverso è un comportamento a dir poco bizzarro e sicuramente dannoso. Purtroppo alcune convinzioni trovano fondamento da una errata rappresentazione di fatti realmente accaduti. Spesso le valutazioni ex-post sono brodo di coltura di diversi luoghi comuni.

Quando un investitore si accinge a valutare il risultato economico di alcune scelte di investimento dimenticando di tenere conto dell’orizzonte temporale o del grado di volatilità consentito dalla propria propensione al rischio, perde la lucidità e, come l’uomo primitivo credeva che gli eventi ai quali non sapeva dare spiegazione fossero l’opera di una Entità soprannaturale, così l’investitore poco informato è preda dei luoghi comuni e delle chiacchiere da bar: “ Il mercato azionario è più rischioso del mercato monetario” è una delle più comuni ovvietà non rispondenti al vero. Se si investe sul mercato azionario con uno strumento idoneo, per esempio il PAC, non solo si annulla un rischio ( quello di vedere il proprio capitale eroso dalla svalutazione) ma si coglie l’opportunità di aumentare gli investimenti nei momenti in cui i prezzi calano e di ridurli, quando i prezzi crescono. E’ ovvio che acquistando quote di fondo comune di investimento periodicamente con la stessa cifra in valore assoluto, quando il mercato scende si ha l’opportunità di comprare un maggior numero di quote di fondo (prezzi buoni compro di più/prezzi alti compro di meno) ;la periodicità e gli importi fissati per gli acquisti periodici, che non saranno mai troppo alti, consentiranno all’investitore di mitigare l’impatto emotivo legato alle repentine flessioni dei mercati, evitando di cedere allo stress che ci potrebbe orientare a interrompere la serie di acquisti e a liquidare le quote accumulate con grave pregiudizio per il risultato.

Un’altra verità che è dimostrabile solo ex-post è quella che sostiene che il mercato azionario è sempre in crescita se si ha a disposizione un orizzonte temporale molto lungo, per alcuni almeno cinque o sette anni, per altri che si dichiarano più prudenti almeno dieci anni. Potrebbe essere corretto dire che mediamente un mercato azionario mondiale nell’arco di dieci anni sicuramente è un buon investimento, se confrontato sullo stesso lasso di tempo con altri mercati, ad esempio quello delle obbligazioni di medio lungo periodo o quello delle obbligazioni di breve periodo. Tuttavia è necessario fare i conti con alcune variabili che nell’arco temporale di dieci anni possono influire sui comportamenti dell’investitore. E’ necessario tenere presente che, nella realtà, l’efficienza di un investimento è soggetta a innumerevoli agenti che ne determinano modificazioni difficilmente apprezzabili se non misurate costantemente e con idonei strumenti, e quindi anche la qualità degli investimenti è esposta a variazioni. Per finire la volatilità di un investimento è destinata ad essere soggetta a variazioni: basti pensare che in un portafoglio composto in origine dal 50% di obbligazioni e 50% di azioni eventuali variazioni percentuali di una sola delle due componenti darà origine ad una modificazione del rapporto prestabilito tra le componenti stesse.

Avere a disposizione un adeguato orizzonte temporale non può essere un elemento determinate nella scelta di un investimento finanziario. E’ necessario disporre di idonei strumenti di misurazione della volatilità e soprattutto di un costante monitoraggio dell’investimento per tenere sotto controllo i risultati rispetto al benchmark che l’investitore ha prefissato. Lo studio degli indici di mercato potrà aiutare molto nella determinazione del benchmark. Lo scrupoloso controllo dell’investimento in ordine a diverse unità di valutazione, quali efficienza, qualità, coerenza e adeguatezza, permetteranno all’investitore di utilizzare il fattore “orizzonte temporale” al meglio e soprattutto di evitare brutti risvegli, specie dopo aver fatto bellissimi sogni in un periodo di “mercati galoppanti” ,cioè quei rari periodi in cui anche dalle rape esce sangue e anche le capre trovano la condizione per dare, e danno quelli che nel breve periodo possono sembrare “buoni consigli”.

articolo pubblicato il: 15/05/2014 ultima modifica: 23/05/2014

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it