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editoriale
i ladri d'una volta
di Teddy Martinazzi

“Pollini, Pollastrini, Occhetto, il conto Gabbietta… Neanche Walt Disney in crisi d’astinenza!”. Così una ventina d’anni fa un comico sbeffeggiava il Pubblico Ministero che aveva messo il naso nei conti dell’allora PDS. Quel comico era nientepopodimeno che l’allora giovane Beppe Grillo.

Dopo quattro lustri, che sembrano anni luce, torna alla ribalta come inquisito quel Greganti, ribattezzato dalla stampa di allora “Il signor G.” che, rifiutandosi di tirare in ballo altre persone, fece in modo che i suoi compagni potessero gridare come ai tempi di Berlinguer: “I comunisti hanno le mani pulite!”.

Che invece i comunisti le mani ce le avessero sporche quanto gli altri era il segreto di Pulcinella, solo che per quasi unanime compiacenza non si poteva dire. Le grandi imprese pubbliche e private nelle loro elargizioni privilegiavano i partiti di governo, lasciando agli altri le briciole, è vero, ma l’ENI, come ci ha ricordato Giampaolo Pansa, pagò al PCI una maxitangente quando si stava esaurendo il metano della Val Padana e l’ente aveva un bisogno disperato del gas siberiano.

In occasione del recente film agiografia di Veltroni tanti mezzi di comunicazione hanno messo in evidenza l’anelito quasi disperato di Berlinguer ad una moralizzazione della vita politica e della stessa società; il Festival dell’Unità in quegli anni diventò Festa dell’Unità proprio per la ricerca di una dimensione culturale legata alle tradizioni locali e nazionali. Sicuramente il Segretario Generale del PCI ignorava che un giornale molto vicino al partito, che aveva come motto “Il giornale che si vende solo ai lettori”, dovette qualche anno dopo cessare le pubblicazioni quando vennero meno le generose contribuzioni dell’Unione Sovietica, potenza nemica dell’Italia.

C’è una differenza sostanziale tra i tempi di Mani Pulite e quelli che stiamo vivendo; la corruzione d’antan era giustificata con gli altri costi della politica e molti italiani erano convinti che Moro (ma forse si trattava di Craxi) avesse affermato che “Rubare per il Partito non è reato”, cosa che, così brutalmente, non fu detta mai da nessuno, ma il concetto circolava, eccome, a qualsiasi livello, dal petrolio alla sagra paesana.

Oggi è tutto diverso. Si è corrotti semplicemente perché si ricopre una posizione che permette di richiedere una tangente e fin che dura fa verdura. Se poi qualcosina va data per aiutare gli amici politici non ce se ne dispiace troppo, è una specie di pizzo del pizzo. Non c’è più quella patina di nobiltà degli ideali che un tempo ammantava il ladrocinio politico sistematico, dandogli una certa qual giustificazione morale agli occhi di chi lo esercitava.

Leonardo Sciascia ricordava che dopo la Contestazione non esistessero più i cretini genuini di un tempo; avevano imparato a parlare e ammantavano le loro cretinate di termini eruditi. Oggi si potrebbe dire che con la fine delle ideologie non esistono più i ladri nobiluomini di un tempo, che talvolta erano chiamati segretari amministrativi, dal livello sezionale su su a salire. Oggi esistono ladri e basta.

articolo pubblicato il: 12/05/2014

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